Marzo 2024

Il Bosco della Ficuzza: i laghetti Coda di Riccio in primavera

Approfittando della bella stagione, abbiamo sentito il naturale bisogno di uscire, di farci abbracciare dai primi raggi di sole, di passeggiare all’aria aperta a contatto con la natura regalandoci quel tocco frizzante che ci rivitalizza.
Ed è proprio con questo spirito che abbiamo voluto rivedere la Riserva Naturale Bosco della Ficuzza con i suoi due laghetti denominati “Coda di riccio”. Questi due invasi artificiali sono stati creati nella seconda metà de ‘900 con lo sbarramento del torrente Rocca d’Elice, nel quadro di un inutile e dispendioso tentativo di coltivare un'ampia area disboscata ai piedi di Rocca Busambra. I laghetti, perfettamente inglobati nella natura circostante, sono oggi un habitat naturale per diverse specie di anfibi ed uccelli acquatici.
Un vero e proprio spettacolo da ammirare in tutto il suo fascino con scenari completamente diversi a seconda delle stagioni: dagli alberi pieni di foglie ed i suoi abitanti che si fanno ammirare in estate, agli alberi spogli e paesaggio che appare più tetro durante l’inverno.
E che dire della primavera dove in questo periodo tutta la natura si risveglia con le prime piante che fioriscono, dall’elegante peonia al biancospino, ai ciclamini selvatici, fino alla spettacolare bellezza degli iris, blu e gialli e di certe timide orchidee?
Infine, nei pressi dei laghetti abbiamo incontrato uno splendido esemplare monumentale di Quercus suber, con un’età stimata di circa 400 anni.
E a questo punto lasciamoci cullare dalle foto regalateci dall’amico Leandro “Leo” Butera.

Febbraio 2024

Siccità in Sicilia

«Il 2023 è stato il quarto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media storica di lungo periodo e anche i primi mesi di quest’anno, caratterizzati da temperature più alte e scarsità di piogge, hanno confermato finora questa tendenza».
Questo è il breve e laconico comunicato emesso dalla Regione Sicilia.
La crisi climatica sta sconvolgendo equilibri storici, spingendo il Sud del Continente Europeo verso scenari sempre più africani con crescenti territori a forte rischio desertificazione dove anche la Sicilia è fortemente coinvolta.
Ad evidenziare la gravità della situazione sono le foto del lago Scanzano che mostriamo e che a fine febbraio indicavano un’evidente sofferenza idrica.
Lo stesso triste scenario lo ritroviamo in tutti gli altri invasi siciliani.
Visto che le foto parlano da sole, concludiamo col dire che le piogge cadute a febbraio 2024 non hanno fatto recuperare il pesante deficit pluviometrico accumulato nei mesi precedenti.   
NOTA
Il lago Scanzano, che si trova in una delle aree più piovose del palermitano, è un bacino artificiale alimentato dal torrente Scanzano, affluente dell'Eleuterio, sbarrato nel 1962.


TROPPI RITARDI

Nonostante che le norme in materia di raccolta, coltivazione, commercio e tutela dei tartufi nella Regione Siciliana (legge n° 35) sia stata approvata nel lontano 29 Dicembre 2020, l'iter legislativo che riguarda la sua applicazione è ancora fermo: mancano ancora le regole.

È necessario completare al più presto questo iter legislativo per non vanificare il lavoro svolto fin qui.

Condividiamo l'articolo pubblicato dal Giornale LA SICILIA.


febbraio 2024

Dal bosco alla tavola, viaggio in Sicilia alla scoperta del “tartufo”

Per i pochi che ancora non lo sanno, i Tartufi (misteriosi funghi che compiono l’intero ciclo vitale sotto terra) sono una delle prelibatezze che caratterizzano le produzioni agroalimentari in Italia e naturalmente anche in Sicilia: c’è chi ne ama il sapore, c’è chi ne detesta l’odore e per questo motivo risulta essere un prodotto di nicchia.  Oggi è molto richiesto. In questi ultimi anni l’Associazione Micologica Micelia APS ha lavorato molto per far conoscere i tartufi siciliani. L’ultima sua attività in merito è stata realizzata in collaborazione con l’Associazione palermitana Hombre e con il sempre presente Micologo Mario Prestifilippo: intervento strategico e ben riuscito che passa attraverso la riscoperta di tesori della nostra terra come il tartufo e che si integra perfettamente alla nostra cucina regionale esaltando sia i sapori che le capacità culinarie degli chef e il cui calendario di raccolta ci permette di avere un anno intero accompagnato da questo sorprendente fungo ipogeo. E così una mattina di una domenica di febbraio un gruppo cospicuo di appassionati, composto da soci e simpatizzanti delle due Associazioni, è partito alla volta di un’area boscata in provincia di Trapani alla “cerca del tartufo”. Dall’aroma inconfondibile, solo le narici sensibili di cani appositamente addestrati sanno scovare i tartufi, permettendo così di "cavarli" (cioè di raccoglierli) dal sottosuolo. Questa attività è così importante e radicata nella tradizione culturale italiana da essere stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Immersi totalmente nella cultura e nella natura locale, cani e cercatore (il Micologo Mario Prestifilippo) hanno lavorato in piena “simbiosi” ascoltandosi l’uno con l’altro e percependo suoni ed odori del bosco, quest’ultimo pronto a svelare i sui tesori. A tutti i partecipanti sembrava quasi di prendere parte ad un rito magico. ​Una volta trovati e raccolti, il Micologo ha svelato tutti i segreti di questo regalo della terra all’uomo: per tutti è stata un’esperienza tra gioco e scienza, scoprendo curiosità inaspettate. Infine, per apprendere i tanti usi del tartufo a tavola, ci siamo recati a Salemi presso il Ristorante “La Giummara” dove le mani sapienti dello chef hanno realizzato numerose pietanze, intrise di piccoli grandi segreti: niente di complicato ma che ognuno di noi può replicare anche a casa. E non è neanche mancato il classico e gustoso abbinamento con i funghi! La giornata si è conclusa con un quiz sui tartufi realizzato dall’Associazione Hombre e con la relativa premiazione del vincitore con una ricompensa messa a disposizione dall’Associazione Hombre stessa.

Una passeggiata a Ficuzza – Le orchidee 

Il Bosco della Ficuzza rappresenta una delle aree boscate di maggiore pregio naturalistico-ambientale del Palermitano, con vari aspetti di vegetazione peculiari, nel cui ambito sono presenti un elevato numero di specie vegetali endemiche o rare: vi sono delle entità vegetali, la cui presenza nel territorio è ritenuta di rilevante interesse fitogeografico.

Tra queste la riserva ospita un ricco contingente di timide orchidee che in primavera si affacciano sui prati ma anche ai bordi dei sentieri: fra le numerose specie spontanee ce ne sono alcune endemiche se non addirittura esclusive del territorio.
Ecco un breve elenco delle principali:
·         Ophrys fusca subsp. pallida,
·         Ophrys fusca subsp. Obesa,
·         Ophrys sphegodes subsp. lunulata,
·         Ophrys bertolonii,
·         Ophrys tenthredinifera,
·         Ophrys lacaitae,  
·         Ophrys oxyrrhynchos,  
·         Ophrys numida,  
·         Orchis provincialis,
·         Orchis italica,
·         Orchis anthropophora,  
·         Orchis papilionacea,
·         Orchis tridentata,
·         Anacamptis longicornu,
·         Serapias lingua,  
 e numerose altre.


Una passeggiata a Ficuzza – Centro Regionale Siciliano per il Recupero della Fauna Selvatica 

Completamente immerso nel bosco sorge il piccolo borgo di Ficuzza, qualche decina di abitanti e poche case strette intorno alla maestosa ma semplice “Real Casina di Caccia” borbonica.

Con la morte del re, nel 1825, l'edificio è stato abbandonato e per il bosco è iniziato un lungo periodo di sfruttamento e degrado. Poi nel 1948 tutta l’area è diventata proprietà dell'Azienda Foreste Demaniali della Regione Sicilia.
E qui, proprio accanto alla reggia, è sorto il primo Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu Bosco di Ficuzza (C.R.R.F.S.), inaugurato il 21 dicembre del 1996.
Si tratta di una vera perla siciliana nata dalla collaborazione tra l'Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, che ne è la proprietaria, la Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli (Lipu) che lo gestisce e il responsabile del Centro stesso, Giovanni Giardina, con lo scopo di creare in Sicilia una vera e propria struttura ospedaliera per la cura, la riabilitazione e la reintroduzione in libertà della fauna selvatica ferita o comunque bisognosa di cure.
Attrezzato con un ambulatorio per la visita, una sala chirurgica e una nursery, dove vengono accolti e allevati i numerosi pulcini abbandonati che giungono a centinaia soprattutto in primavera, risulta essere un ospedale moderno ed efficiente non solo capace di ospitare, curare e riabilitare la fauna selvatica ma anche di fungere da polo di riferimento per lo studio delle problematiche legate ad essa e dunque proiettarsi all'esterno come Centro di Educazione Ambientale.
La struttura è perfettamente in grado di prestare le prime cure, effettuare interventi chirurgici e fare radiografie.
Dispone altresì di recinti per volatili suddivisi in voliere di vari tipi, in relazione al loro utilizzo: voliere didattiche, voliere per la ricerca, voliere per la quarantena, voliere per l'ambientamento prima del rilascio, voliere di stabulazione e di riabilitazione, corridoi di riabilitazione, voliere di quarantena, nursery nonché sezione mammiferi, tunnel per i grandi rapaci nonché un rettilario di circa 300 mq suddiviso in cinque comparti autonomi, che ospita varie specie di tartarughe.
Una sala didattica opportunamente arredata per tutte le attività didattico-educative che il Centro svolge durante l'anno ed una “eco-ludoteca”, spazio esterno per intrattenere i visitatori completano l’intera struttura.
Il Centro, suddiviso nei vari comparti appena menzionati, può accogliere complessivamente circa 350 animali, così suddivisi: 78% uccelli, 4 % mammiferi, 18 % rettili.
Grazie alle attrezzature all'avanguardia ed al personale altamente qualificato, gli animali, che giungono da tutta la Sicilia, ricevono prontamente il tipo di cure loro necessarie sulla base delle patologie riscontrate.
In questi ultimi anni sono stati ricoverati, e poi liberati, rapaci (aquile reali, aquile del Bonelli, capovaccai, grifoni, avvoltoio monaco, aquile anatraie maggiori, aquile anatraie minori, bianconi, falchi sacri, falchi della regina, lanari e tanti rapaci notturni), altri uccelli (cigni, cicogne, aironi, gru, tarabusi), mammiferi (istrici, gatti selvatici, martore, daini) e rettili (tartarughe terrestri e palustri), ecc.
Il Centro, aperto tutto l'anno, ricovera in media all’anno circa 1800 animali di cui purtroppo solo il 38% viene recuperato e rimesso in libertà.
La borgata di Ficuzza, immersa nel grande polmone verde del bosco, con la sua tranquillità ed il suo silenzio si presta perfettamente alla degenza di questi particolari piccoli pazienti, diventando un fulcro per il turismo naturalistico e per tutte le attività legate all’educazione ambientale.

Aquila Anatraia Minore - Gufo Reale - Aquila Minore - Falco Pellegrino - Gheppio - Poiana - Allocco - Tartarughe di terra


Una passeggiata a Ficuzza – La vecchia strada ferrata 

Il Bosco della Ficuzza rappresenta il simbolo della foresta siciliana nel suo aspetto più antico: infatti possiede ambienti naturali così dissimili tra loro, che spesso si parla di “mosaico vegetazionale”.

All’interno di questo Bosco, tra i tanti, c’è un sentiero che non è altro che la vecchia sede del percorso della antica linea ferroviaria, a scartamento ridotto, Palermo Sant’Erasmo-Burgio (Ag).

Il tracciato, subito gradevole, risulta essere pianeggiante o con una leggerissima pendenza. A volte anche tortuoso, si snoda all'interno della riserva naturale alternando il fitto verde del bosco con ampie spettacolari vedute, prima sul lago artificiale dello Scanzano, poi sulla Rocca Busambra con ai piedi il piccolo borgo di Ficuzza e l'antica stazione, oggi adibita a struttura ricettiva.

Nonostante gli oltre 120 anni dalla loro realizzazione, alcuni resti di questa linea ferroviaria dismessa versano ancora in buono stato di conservazione. Tra i più significativi citiamo la galleria dei Gargioli (il cui attraversamento è molto suggestivo per il contrasto tra luci ed ombre), i poderosi muri di contenimento in pietra, un lungo viadotto a quattro archi molto panoramico, i ruderi di un casello, i cippi chilometrici, i cartelli ferroviari della antica linea ferroviaria e, al km 3,2, la vasca del "rifornitore", una grande vasca in muratura destinata ad approvvigionare di acqua le motrici a vapore.

Infine in leggero declivio si giunge alla vecchia stazione di Ficuzza: da qui breve una rampa a gradoni la collega al villaggio. 

Molto interessante è la storia di questa lunga linea ferrata, ma ci riserviamo di raccontarla in un’altra occasione.

In esercizio dal 1884 fino al 1959, è oggi un percorso ciclopedonale.



giugno 2022

Una passeggiata a Ficuzza: Laghetti Coda di Riccio

All’interno dell’area protetta di Ficuzza, da vedere assolutamente, si trovano anche due stagni permanenti artificiali, più a sud rispetto al Gorgo del Drago, in contrada Rocca d'Elice, tra Alpe Cucco e il Borgo di Ficuzza. Sono i Laghetti Coda di Riccio, due invasi perenni ottenuti con lo sbarramento del torrente Rocca D’Elice, attorno ai quali si è sviluppata una fitta vegetazione ripariale di Typha.

Questi due piccoli specchi lacustri rappresentano oggi dei piccoli ecosistemi umidi, dove è possibile riscontrare interessanti esempi di flora e fauna acquatica, ormai naturalizzatasi, come tartarughe palustri, anfibi quale il rospo comune (Bufo bufo) e la biscia dal collare che scivola silenziosa alla ricerca di rane, rospi, girini o piccoli pesci, diventando per tutti loro un habitat ideale.

La fauna acquatica migratoria, in modo particolare, ha trovato in questo luogo un ottimo sito di riposo o di svernamento: infatti è facile incontrare le gallinelle d'acqua, riconoscibili dal becco giallo dotato alla base di una cera rossa e per il piumaggio nero nella parte anteriore del corpo e marrone in quella posteriore. Se si è fortunati, è anche possibile vedere anatre, aironi, svassi ed altri uccelli migratori tipici delle paludi.

Nelle sponde dei laghetti pullulano numerose libellule coloratissime.

Realizzati artificiosamente nel quadro di un inutile e dispendioso tentativo, della seconda metà del Novecento, di irrigare e coltivare un'ampia area sovrastante disboscata ai piedi di Rocca Busambra, questi specchi d’acqua sono ricoperti in superficie da Potamogeton, un genere di piante acquatiche mentre i prati-pascoli sono stati nel tempo colonizzati dalla vegetazione ripariale e palustre.

I due laghetti sono facilmente raggiungibili: dopo aver superato la Casina Reale di Caccia, prendere la strada in direzione dell'Alpe Cucco e, poco prima di arrivarci, deviare a sinistra scendendo per un breve e comodo sterrato.


Maggio 2022

Una passeggiata a Ficuzza: Gorgo del Drago

La Riserva Naturale Orientata, grazie all’azione di erosione delle acque, è ricca di pozze superficiali, forre torrentizie, di corsi d'acqua a carattere torrentizio, che formano diversi laghetti naturali, i cosiddetti "gorghi".

Il gorgo è uno stagno, solitamente temporaneo, con invaso invernale e primaverile e fase secca estiva, sito di riproduzione di anfibi, tartarughe palustri ed insetti.

Uno dei gorghi naturali o seminaturali più conosciuti del Bosco della Ficuzza è il Gorgo Tondo (Vurgu Tunnu, in vernacolo locale), quest'ultimo noto anche come Gorgo del Drago di Godrano o più semplicemente Gorgo del Drago.

Il gorgo è uno degli ambienti naturali tipici di aree argillose, come gran parte della porzione settentrionale del Bosco della Ficuzza.

Il Gorgo del Drago, ubicato nel territorio comunale di Godrano, in Contrada Cannitello, è inserito in un ambiente semi-naturale fra rocce arenarie, querceti, macchia mediterranea e rimboschimenti.

Si trova al centro di un ampio pianoro, circondato da pineta: forma un ambiente molto suggestivo ed assume vesti molto diverse in primavera, autunno ed inverno, periodi più indicati per la visita..

L’invaso ha forma approssimativamente circolare (60×80m) allungata ad est ed una profondità massima di circa 2,5 m, nel momento di massima inondazione (aprile maggio).

Gorgo del Drago è alimentato da una sorgente detta “Acqua Annunziata” che sgorgava a partire dalla primavera, a ridosso del 25 marzo, giorno dell’Annunciazione di Maria.

Un tempo quasi permanente, oggi è uno stagno temporaneo ma che è di notevole importanza per la fauna e la flora dulciacquicola soprattutto invertebrata, i quali hanno sviluppato strategie di sopravvivenza alla fase secca: la presenza d'acqua durante la primavera e l'inizio dell'estate consente la riproduzione di anfibi ed insetti.

L’importanza storica del Gorgo rimane però legata alla presenza dei ruderi della Peschiera Reale.

La costruzione all'inizio dell'800 di questo manufatto, ed in particolare del muro d’argine lungo la sponda orientale del bacino, determinò l’innalzamento del livello dell’acqua nell’invaso, consentendo l’itticoltura (trote ed anguille) nonché l’esercizio venatorio, per il divertimento del re Ferdinando III di Sicilia e per i blasonati dell’epoca.

Il Gorgo del Drago oggi ospita una colonia di testuggine palustre siciliane (Emys trinacris).


Una passeggiata a Ficuzza – Gli interni della Real Casina di Caccia 

Insieme alla Real Tenuta della Favorita di Palermo, la grande area protetta di Ficuzza deve la conservazione dei propri valori naturalistici proprio grazie all’antica funzione di riserva di caccia borbonica e poi alla immediata acquisizione al demanio forestale.

E sempre grazie alla passione venatoria del re Ferdinando di Borbone che si deve anche la costruzione sia della Real Casina di Caccia sia di tutti i fabbricati minori, quali le scuderie (oggi quasi tutte abitazioni private), sia della piazza centrale, attorno ai quali si è formato il piccolo borgo di Ficuzza, nel XIX secolo. 

Questa reggia di campagna, sobria ed elegante, venne progettata in tardo stile barocco, così come molte dimore nobiliari inglesi di quel tempo, con una struttura che ricorda molto la reggia di Caserta ma con la differenza che, al posto del sontuoso giardino, nel retro di questa si apriva un bosco sterminato.

All’interno dell’edificio, privo del mobilio originale la maggior parte del quale è andato distrutto e razziato durante i moti del 1820-1821 dai cittadini di Ficuzza e dei paesi vicini, è possibile visitare, al piano nobile, le camere da letto del re e del suo seguito e diversi saloni di rappresentanza, di cui alcune affrescate, mentre al piano terra si visitano la cappella privata, la cantina, le stalle ed i magazzini “d'ordinanza”. 

Infine sempre nella parte bassa dell’edificio è stata allestita una sede Museale dedicata alla Riserva ed alla famiglia Borbone.


Gennaio 2022

Una passeggiata a Ficuzza: la Real Casina di Caccia 

Il Bosco di Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago rappresenta una delle aree boscate di maggiore pregio naturalistico-ambientale del Palermitano, con vari aspetti di vegetazione peculiari, nel cui ambito è rappresentato un elevato numero di specie vegetali endemiche o rare.

Nel territorio sono presenti anche impianti di riforestazione di particolare interesse paesaggistico, come nel caso dei castagneti di Mezzojuso e dei frassineti di Ficuzza.

Oggi vogliamo parlare della Real Casina di Caccia, dimora sobria, squadrata ed elegante voluta dal re Ferdinando III di Sicilia (Ferdinando di Borbone) che la volle come tenuta estiva da adibire alla caccia e che vi visse ininterrottamente dal 1810 al 1813, per sfuggire ai tumulti di Napoli.

Situata all’interno del borgo di Ficuzza, fu progettata dall'architetto regio Carlo Chenchi, con modifiche apportate dall'architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia, che seguì i lavori iniziati nel 1802 e terminati nel 1807.

Questo edificio, costruito a margine di un vasto bosco destinato a riserva reale di caccia, è completamente immerso nella natura facendo da contrasto con le pareti calcaree della rocca Busambra.

La facciata, sobria ed elegante, è rettangolare: presenta linee neoclassiche dell'architettura siciliana ed è sovrastata da un gruppo scultoreo che rappresenta il dio Pan e la dea Diana, con lo stemma borbonico posto al centro mentre ai lati vi sono due grandi orologi murali.

Assieme alla palazzina vennero poi costruiti i fabbricati minori ed infine la piazza centrale, attorno alla quale si sviluppò nel corso del tempo il piccolo abitato di Ficuzza, frazione di Corleone.