Amanita muscaria, un moschicida ecologico?

Il nome ‘muscaria’ deriva dal latino ’muscarius‘, cioè pertinente, attinente alle mosche. L’origine di questo nome risale addirittura al tredicesimo secolo in quanto una usanza medievale prevedeva l’utilizzo di questo fungo prima per attirare le mosche poi per ucciderle: il fungo tagliato a pezzi veniva mescolato con latte con una aggiunta di un po' di zucchero e lo si lasciava macerare. Le mosche attirate dal latte lo bevono e vengono avvelenate. Ciò potrebbe avvenire grazie ad una sostanza tossica contenuta nel fungo: si tratta dell’acido ibotenico (agente allucinogeno per l’uomo) che è un insetticida naturale. Questo utilizzo dell’A. muscaria come moschicida è pervenuto inalterato sino ai giorni d’oggi. Infatti il micologo americano, laureatosi in scienze naturali alla Cornell University di Ithaca, George Francis Atkinson (Raisinville, 26 gennaio 1854 – Tacoma, 14 novembre 1918) descriveva puntualmente un processo di macerazione dell’A. muscaria per realizzare questo preparato diffusamente utilizzato per ammazzare le mosche. Prove eclatanti sperimentali effettuate in seguito hanno invece dimostrato che son poche le mosche che assumono tale preparato muoiono, mentre una alta percentuale di esse presenta evidenti disturbi del comportamento. Benchè le mosche appaiono morte, nella tipica posizione a zampe ripiegate e all’insù, in realtà vengono semplicemente narcotizzate dalle sostanze velenose contenute nell’Amanita muscaria e dopo un periodo di “riposo”, che varia da un’ora sino ad una giornata intera, si riprendono e volano via. Il fatto che le mosche si risvegliano e riprendono il volo sfugge generalmente all’osservazione. Per questo motivo nella credenza popolare si ritiene che l’agarico muscario, nome comune dell’A. muscaria, avveleni le mosche sino a ucciderle.


Capricci della natura: le forme teratologiche

A volte ci troviamo, durante le nostre passeggiate nei boschi, davanti a funghi aventi forme singolari, stranissime e indeterminabili.Queste forme irregolari e spesso aberranti vengono chiamate “teratologiche”. Dunque la teratologia è lo studio delle mostruosità congenite e delle anomalie morfologiche di un individuo o parti di esso intesi come deviazioni di forma dal tipo fondamentale di una specie. Il termine "Teratologia" proviene dal greco téras-teratos (= mostro) e dal suffisso greco antico loghía (dal molteplice significato di studio, trattazione, ecc.). Dopo un primo momento di disorientamento e perplessità e dopo aver guardato attentamente e più volte la forma anomala che abbiamo tra le mani, cerchiamo di capire di quale fungo si tratta e quali sono le cause che hanno generato tale anomalia, per poi renderci conto che si tratta di uno scherzo della natura. Inoltre questa tipologia di ritrovamento ci confonde le idee sempre di più in un settore che risulta essere di una certa complessità anche quando siamo davanti alla normalità. In Micologia la teratologia è abbastanza diffusa tra i funghi dove possiamo notare la divisione dicotomica del piede del ricettacolo, la fasciazione del piede, l’inversione dell'imenio, la fusione di due ricettacoli, la crescita con più cappelli, ecc. Si tratta pertanto di anomalie morfologiche accidentali e non rientranti in una normale e prevedibile gamma di variazioni. Ma proprio in micologia, agli occhi di tutti i micologi, queste stranezze non hanno niente di 'mostruoso': infatti poter reperire esemplari fungini con caratteri teratologici è sempre una occasione per apprezzare di più il meraviglioso mondo dei funghi.


IL MECCANISMO PER LA DISPERSIONE (PASSIVA) DELLE SPORE NEI FUNGHI "SUPERIORI" 

I funghi, per assicurarsi la continuazione della specie, devono farlo attraverso la dispersione delle loro spore, che non è uguale per tutti i funghi. Infatti la natura si è sbizzarrita ad inventare sistemi vari, imprevedibili, impensabili e, in alcuni casi, addirittura straordinari e molto spettacolari, per esempio come avviene in quei funghi il cui imenoforo è racchiuso in una specie di corazza detta peridio (Generi Lycoperdon, Scleroderma, Calvatia, etc.). Questi funghi, chiamati genericamente Gastromiceti, sono dei Basidiomiceti ad imenoforo interno e non risultano essere in grado di attuare meccanismi di dispersione attiva, ma bensì “passiva”, cioè tramite altri organismi o forze esterne. Infatti nei Gastromiceti, a maturità si apre un orifizio da cui fuoriescono “sbuffi” di polvere sporale causati dal vento, dalla pioggia o da altri eventi esterni. Milioni le spore che saranno diffuse dal fungo adulto ininterrottamente per diversi giorni. 

In questo breve video, la fuoriuscita delle spore è provocata dall’intervento dell’uomo in modo tale da poter vedere bene e meglio quello che in natura avviene con una maggiore lentezza.

Come abbiamo visto nel brevissimo video, le spore vengono espulse e diffuse dal fungo adulto, grazie all’azione di eventi esterni quali gli urti, utilizzando infine come mezzo di trasporto soprattutto il vento.

Addirittura nel Genere Calvatia, lo sporoforo di questi funghi si “scoperchia” totalmente tramite graduale ed ampia rottura e disgregazione dell'intero peridio in modo tale che tutte le sue spore possano essere disperse esclusivamente grazie all’azione del vento, senza aspettare né l’aiuto della pioggia nè l’azione di urti occasionali e  quindi non tramite la classica fuoriuscita a "sbuffi" attraverso un piccolo e stretto orifizio (stoma) apicale come avviene, ad esempio, nel video, tipico delle specie appartenenti al Genere Lycoperdon.

Dopo la liberazione delle spore, il carpoforo assume la forma di una coppa o ciotola e può rimanere nei prati per lunghissimo tempo.